Quando si dice che il libro è «sacro»
Quando si dice che il libro è «sacro»

Capita di sentir dire che «i libri sono sacri», ad esempio quando un parente propone di gettarli perché ingombrano, o uno studente li maltratta con troppe sottolineature o, in generale, quando vengono esclusi a favore di altri media e formati. Ma questo modo di dire ha a che fare con una reale «sacralità»? Forse si. «Sacra» può essere l’iniziazione/accesso a […]

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Sulle approssimazioni della stampa digitale
Sulle approssimazioni della stampa digitale

La stampa dei libri con tecnologia digitale (anziché offset-tipografica) ci ha abituati a tollerare piccoli e grandi difetti nella resa grafica, nella qualità dei materiali, nel taglio e nella brossura/rilegatura. E ben venga, purché si sia realmente orientati a favore dei contenuti e di un’immediatezza-genuinità comunicativa. Ma esistono forse (…)

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Ricomincia la “fine del libro”?
Ricomincia la “fine del libro”?

Quando anni fa decisi di estendere la mia attività di produzione all’editoria, pensavo che la decadenza o fine del Libro – forse il fattore più interessante nella spiritualità dell’attuale imprenditoria editoriale – sarebbe stata dirompente, impossibile da rimuovere e quindi vissuta con piena consapevolezza. Pensavo insomma che il libro avrebbe preso a morire di più e prima (…)

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Equi e Volsci. L’antica Italia dei pastori-guerrieri
Equi e Volsci. L’antica Italia dei pastori-guerrieri

di Enio Pecchioni Prima che Roma dominasse sulla penisola, salvo le zone etrusche e greche della Magna Grecia, l’Italia era un crogiuolo di popoli dediti alla pastorizia, all’agricoltura e al guerreggiare tra loro. Fra questi fieri e bellicosi pastori si distinguono gli Equi e i Volsci, ambedue di stirpe osco-umbra. Gli Equi occupavano le alte

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Per un Libro che sappia "vivere della sua stessa fine"
Per un Libro che sappia "vivere della sua stessa fine"

(…) ho accennato al libro che “vive della sua stessa fine” e ho salutato positivamente la possibilità della persistenza della fine o “morte del libro”; ma in seguito ho constatato che, contrariamente, esso tende a non morire né come formato (le vendite dei libri di carta, dopo anni di flessione, sembra siano tornate stabili) né in senso più “altamente” simbolico (…)

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Rasenna: nome di popolo e nome di vini
Rasenna: nome di popolo e nome di vini

Da Rasna o Rasenna a Tusci, Turusha, Tirreni ecc. potremmo definire quello etrusco come il “popolo dai molti nomi” – e questo testimonia forse la sua eterogeneità, la capacità d’assimilare clan ed etnie nel “patto federale” incentrato sul famoso Fanum. Per gli abitatori del Mediterraneo orientale l’Italia («paese del tramonto») fu una sorta di «nuovo

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Gli Hittiti e le origini del vino
Gli Hittiti e le origini del vino

«…Mentre ricercavamo una traccia che legasse le terre dell’Anatolia agli Etruschi raggiungemmo, attraverso un paesaggio di clamorosa suggestione, la valle del Menderes. Qui visitammo le tombe a tumulo dai regolarissimi tamburi poste nei pressi delle bianche “cascate” di Pamukkale, le meraviglie di Hierapolis che paiono stupende matrici delle storiche tombe di Cerveteri o di Populonia

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Apppunti sul "fuoco" della fiorentinità
Apppunti sul "fuoco" della fiorentinità

Lo scorso sabato 23 giugno ero tra il pubblico dell’auditorium di via Folco Portinari a Firenze, convinto che, in un modo o nell’altro, avrei assistito ad un convegno dedicato al fuoco… Ho pensato che quel convegno potesse essere un punto di partenza per nuove intuizioni su come e perché il nostro bagaglio culturale (di noi

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Cenni sui «surrogati di io»
Cenni sui «surrogati di io»

(…) Da qui la necessità di creare degli io cavia, o meglio dei surrogati di io, da gettare in pasto all’oblio perchè la povera anima, che vive tra i vivi il richiamo della materia e che per indole confonde l’attualità con l’attualizzazione, sia doppiamente illusa e quindi sedata (…)

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