Libri o bottiglie, storiografia o enologia? il caso del Trebbio

Era un po’ di tempo che non sceglievo una bottiglia di Castello del Trebbio; l’ho fatto giorni fa, attratto soprattutto dalle nuove vesti grafiche, poiché il marketing enologico ha riguardato non poco le mie ricerche.

Il sistema d’immagini richiama un’idea pseudo-saggistica, con note in apice alle icone presenti nell’etichetta e rimando ad alcuni approfondimenti storici-enologici in contro-etichetta.
Trovo questa scelta gradevole e interessante. Un’occasione per tornare a parlare dell’analogia essenziale tra bottiglie di vino e libri di storia/letteratura, da me spesso evocata in passato, occupandomi per lavoro soprattutto di editoria. L’analogia è qui rappresentata con qualche completezza, e mi chiedo come sia possibile che nessun altro abbiano fatto prima qualcosa del genere (che io sappia).

Lo stile delle icone è pertinente e il colore di sfondo lo supporta con coerenza. Visto il possibile confronto “bibliografico”, la scelta sarebbe potuta cadere su un’etichetta più chiara, “cartacea”, con font aggraziati su sfondo bianco o color pergamena. Mi sembra invece che sia stata prediletta una certa giocosità, un character gioviale, come dire che in fondo si tratta di una finzione grafica e che il vino (la bevuta) è ciò che importa realmente.

Tuttavia, tornando alle analogie bibliografiche, non posso esentarmi da qualche osservazione di profondità.
Se volessimo prenderci davvero sul serio – se, insomma, non si trattasse solo di un gioco pseudo-storico – allora le note e gli approfondimenti posti sulle etichette dovrebbero riferirsi a una “saggistica del vino”, quindi al suo dettaglio esperenziale, slegandosi dalla storiografia e favorendo l’enosofia.
In altre parole la forma pseudo-saggistica, che evoca il senso di una ricerca, dovrebbe accompagnare il bevitore nella sua esperienza peculiare. Dovrebbe fondarsi sul linguaggio specifico del vino e sui suoi soggetti, dagli aspetti gustativi alla complessità del dettaglio emozionale, seguendo un sentiero che abbia a che fare (anche e non solo) con i moti dell’ebbrezza. E dirigendosi verso una maggiore profondità, conoscenza, sapienza.

Trebbio
61055797 – breathing exercise pranayama – alternate nostril breathing, often performed for stress and anxiety relief


L’orizzonte dell’indagine ci riporta così a un intreccio di domande sostanzialmente irrisolte, quanto vive e interessanti.
Come, quando e quanto un vino degustato mostra qualcosa di analogo ai paragrafi e ai capitoli, alle stratificazioni concettuali e quindi agli apparati, alle bibliografie, alle note a piè di pagina? A quale livello d’elaborazione psichica potrebbero corrispondere quest’ultime? È possibile percorrere un’analogia – obliqua ma illuminante – tra tasting e scavo storico, tra enologia e archeologia e, in definitiva, tra paesaggio e territorio?
Durata e persistenza, sapidità e stile, astringenza e refusi … e tante altre sintonie possibili, in cerca di un possibile fondamento ontologico comune …

Domande a cui i sommelier, gli enologi e gli enosofi più arditi potrebbero dare risposte; e queste potrebbero essere solo apparentemente diverse tra loro, mostrando appunto un intreccio di radici collettive (non necessariamente, semplicemente simbolico); con l’ebbrezza che fa forse le mosse decisive, affidando la direzione all’eroe-numen del singolo vino/bottiglia, come fosse un personaggio o un soggetto storico capace di accompagnare.

In definitiva il punto di partenza, che ritengo saldo, consiste nelle analogie del lavoro di marketing: bottiglie e libri hanno evidentemente alcune “questioni” in comune. Il presentarsi con immagini (copertina ed etichetta) che anticipano e interpretano il contenuto; la loro finitezza di merce che contrasta, per certi versi, con l’apertura spirituale; Il fatto d’i i’incontrare una distribuzione, confrontarsi con un mercato reale e con un’altrettanto reale fiscalità. Più complesso “aprire” quesi “contenitori” e confrontarsi con analogie sfuggenti, che non è il caso di approfondire qui, anche se il sottoscritto ed altri Fufluns hanno già scritto qualcosa in proposito.

Lasciamo dunque il Trebbio farsi strada in noi – con i suoi cento anni di storia, – scorrere nelle formattazioni del palato, nei paragrafi della digestione, nei capolettera dell’olfatto, chiuso nell’apertura del suo mistero chiantigiano, nella sua “ordinaria eccezionalità”.
Consapevoli che ciò che è scavo archeologico per territorio, è scavo letterario per il paesaggio.
E così, aggiornandoci alla prossima bottiglia,
buon paesaggio a tutti.

LP


Disclaimer. [*** Wine & Archeos si ispira a vini in commercio per creare testi ulteriori, ponendo al centro un uso sofisticato della parola, eludendo (se è il caso) il riferimento alla terminologia enologica in cerca di forme di coerenza peculiari, attinenti alla partecipazione ai paesaggi e alle icone. Restiamo a disposizione per modifiche, correzioni, censure, errata, approfondimenti . . . info chiocciola pressandarcheos com