L’ultimo anno verrà ricordato, tra me e me, come quello degli editoriali mai scritti o meglio “mai pubblicati”, dato che il mio quaderno-diario è pieno di appunti e schemetti rimasti fermi ad uno stadio fantasmatico se non embrionale.
Gran parte degli “editoriali” sono stati scritti nella mia mente, rivolgendosi ad un lettore inesistente, mentre le giornate erano piene d’impegni e imprevisti che mi hanno tenuto lontano, quanto mai prima, dalla produzione editoriale.
Tuttavia parlavo bene e tanto e ricordo ottime orazioni, tra me e me, tornando a piedi dopo aver portato il figliolo all’asilo, o ancor prima facendomi la barba, o addirittura nel dormiveglia (alba o notte che fosse, comunque lontano dalla realtà immersiva-quotidiana).
Gli “editoriali mai pubblicati” sono soprattutto intuizioni e considerazioni sulla fine del Libro inteso come forma d’investimento economico-personale, sia in senso professionale sia nel senso della più disinteressata ed umana ispirazione. Mi riferisco quindi ad ogni forma di ricerca esistenziale che i libri possano aver veicolato. Che cos’è, più profondamente e in un certo senso ontologico, un libro? Perché, la sua fine, non è semplicemente la fine di un formato? e così via (ma anche tanto altro).
Trattasi di qualche decina di schemetti, capaci di generare una o due pagine di scritto, dal tono solo apparentemente pessimistico. Di fatto, mostrando come quello del “Libro” sia sostanzialmente un binario fallimentare, si evidenzia al contempo come, la qualità specifica di tale modalità di fallimento, possa produrre un’intensa dignità ed autentiche illuminazioni.
Poiché nessuno sembra avere il coraggio di fallire così altamente, tanto meno io – fosse solo perché sto qui a scriverne – ho stentato molto a recuperare anche solo uno dei miei editoriali-fantasma.
Tuttavia, a pensarci, avete appena letto l’ultimo di questi schemetti che mi appuntai, e che ho qui rielaborato…
Segno che qualcosa laggiù, nel nocciolo concettuale del mio esser-qui, freme e borbotta.
Ne metterò in scena qualchedun altro? Avremo un’altra piccola serie di editoriali-fantasma? Può darsi, si tratterebbe di un esperimento come tanti altri, per me qualcosa di abituale. Ma ancora non sono sicuro: d’altronde si tratta comunque di “fantasmi”.
È forse questo il momento delle solite vecchie promesse a sé stessi, e quindi c’è da scegliere anche un giorno: il lunedì?
Vedremo.
Si apre nel muro accanto alla porta tra Serenità e Raccoglimento, dove un tempo amavamo sfruzzicare cucinando. Causa originaria: sfasatura tra aperture al piano terra e prese d’aria nel Profondo.
LP

