Tredici metri quadrati a Firenze. Microlocali e non solo
tratto da Fiorendipità
Martedì 6 gennaio 2026
Firenze, gennaio 2026. Cosa troviamo d’interessante, su cui scrivere, che sia “da circa 13 metri quadrati?” Che c’è da dire su queste particolari dimensioni spaziali? Il riferimento può non essere esclusivamente immobiliare. Perché in città, di ambienti piccoli ma eccezionalmente validi, ce ne sono numerosi e di vario genere.
Questo è un articolo breve e trasversale, che mette insieme presenze diverse, con l’unico filo conduttore del valore legato alle dimensioni, e di una sua ontologia complessa.
I micro-appartamenti
Tutto comincia dai “microlocali dello scandalo” di cui si è parlato a lungo nei giornali cittadini e su web. Perché pare che a Firenze, se possiedi anche l’ultima delle cantine con una grata che dà sull’esterno e con gli scarichi collegabili alle fogne, puoi fare un sacco di soldi realizzando un mini appartamento.
La questione è esplosa a settembre con alcuni articoli dedicati alla speculazione immobiliare a Firenze (1), che segnalavano annunci di “case” molto piccole. 10 mq in via della Condotta a 130mila euro (ma siamo vicini a Piazza Signoria!), 15 mq in piazza del Carmine a 110mila, e un’altro da 12 mq esatti, da 125mq, è in via dell’Agnolo, senza finestre se non un buco sopra la porta, visitato da una giornalista della Nazione (2).
Nel frattempo (è di questi giorni) in un condominio di viale Petrarca gli inquilini “combattono” con la realtà dei fatti e delle istituzioni, per una cantina che – si sospetta – possa essere adibita a microlocale per Airbnb. E siamo sugli 11 mq con finestra-grata che affaccia direttamente sul marciapiede (3).
Guardando al passato, com’è in uso in queste mie pagine web, non posso non pensare agli innumerevoli mini-locali che esistevano nel medioevo. Abitati da monaci e suore, poveri o viandanti, prostitute o disgraziati, ma anche giovani coppie, gente venuta da fuori, commercianti meno fortunati. Insomma, era normale vivere in pochi metriquadri, anche in più d’uno, cucinando poco e in poco spazio, lavandosi fuori, alle fonti o nelle numerose “stufe” presenti qua e là in città. Come quella accanto/sotto alla casa di Dante.
Lo stesso Poeta, la cui famiglia era numerosa e i cui nuclei si disputavano gli ambienti di un edificio non particolarmente ampio, dovette vivere probabilmente in spazi risicati, tanto che forse trovò sistemazione almeno per un periodo altrove, ma chissà.
Vedo dunque nella “città che più di altre vive del suo passato”, la possibilità di un ritorno a suggestioni antiche. Al di là dell’incoscienza del turismo, delle paranoie dei designer, e dello squallore esistenziale della speculazione immobiliare.
Nel Feng Shui la casa ha indubbiamente un’anima, così come nell’esoterismo, e chissà che qualcuno non ritrovi il “Chi” nel monaco che è in sé, o perché no il poeta, o qualche altra entità guardiana … nel corso di notti passate in spazi stretti!
Più probabilmente, i turisti che pernottano nei microlocali, penseranno già a dove spendere soldi il giorno dopo — perché sì, si dorme in 12 mq per risparmiare… ma poi si fa la bella vita in wine bar, ristoranti e outlet.
Parva libaria: “volumi” preziosi
Vi è una ricchezza nel limite spaziale? Può non trattarsi solo di oggetti immobiliari e viandanti da ospitare. Dodici metri quadri è la misura di una certa quantità di locali adibiti a varie funzioni, persino sacre; botteghe, cappelle, luoghi di raccolta di valori esistenziali nascosti tra i palazzi e le chiese, qua e là per la città antica e non.
Ad esempio, una quindicina di metri quadri o poco meno è uno spazio dedicato alle presentazioni nella libreria Parva Libraria in via Alfani, che durante gli eventi si arricchisce di qualcosa di speciale, forse anche graze ai suoi limiti spaziali. I relatori seduti su due vecchie poltrone in pelle, i lettori tutto intorno, sulle sedie strette tra le pile di libri …
Settimane fa, a Parva, abbiamo assistito alla presentazione dell’ultimo libro di Mario Ajazzi Mancini, autore di assoluto rilievo letterario, davanti a un pubblico attento, brioso, e concentrato – in ogni senso.
È stata una delle migliori presentazioni degli ultimi tempi, forte della presenza di persone (autori, critici, appassionati) consapevoli di essere in un luogo di consapevolezza e resistenza culturale, gestito con caparbia continuità da Marco, evidentemente convinto della “sacralità” di quei pochi metri quadri di libri usati e da collezione, di cui è lui stesso entità protettrice.
Una storia a suo modo “magica”, da conoscere meglio leggendo un’intervista del 2024 (4).
Una cripta in Pane (uno panis)
Sempre a proposito dei nostri girovagare, di circa dodici metri quadri è un luogo che abbiamo voluto visitare il 26 dicembre, con un piccolo trekking cominciato in zona Belfiore verso Rifredi.
Un luogo di assoluto interesse in queste giornate di festa: la cripta della Pieve di Santo Stefano in Pane, che viene aperta ogni anno per la festa del santo.
Qualche volta ho approfittato di questa apertura, io che sono stato rifredino per diversi anni della mia vita, come lo fu mio padre, abitando allo Steccuto, luogo intriso di una marcata identità.
La pieve, citata da una moltitudine di fonti e di scritti vari, ha origini remote, trovandosi all’innesto della Cassia Nova nella Cassia Vetus, alla terza pietra miliare (Terzolle è il nome del fiumiciattolo che passa da Ponte a Rifredi, dirigendosi poi verso San Donato di Novoli) dal centro di Firenze. La struttura a tre navate risale al XII/XIII secolo, ma la chiesa romanica originaria è precedente al Mille.
Tra il 1928 ed il 1930 il parroco Don Giulio Facibeni intraprese alcuni lavori di restauro, rinvenendo sotto l’antico presbiterio una vera e propria cripta romanica.
L’ambiente di circa 10-12 mq è caratterizzato da volte in mattoni con quattro pilastri ottagonali. Uno dei capitelli è di origine addirittura preromanica. Si tratta insomma di un luogo magico, che ricorda altre cripte dedicate al Santo in epoca antichissima, su antichi tracciati romani (5).
L’ingresso è permesso in un giorno di sacrale ricorrenza e la discesa, dopo il trekking, prende il sapore di un piccolo pellegrinaggio.
A Santo Stefano in Pane, l’ “entità guardiano” della mini-cripta è dunque Don Facibeni, a cui fu donata la grazia questa scoperta, raccogliendo istanze e presenze più antiche.
Una figura decisiva, di grande interesse per le molte buone opere compiute e di cui avremo senz’altro modo di parlare in futuro.
Note
1) Anzitutto La Nazione, 4 settembre 2025, https://www.lanazione.it/firenze/cronaca/microlocali-case-prezzi-gxmxs5qx
2) La Nazione, Elena Burigana, 4 settembre, https://www.lanazione.it/firenze/cronaca/mini-casa-centro-rtyqhj7n
3) Corriere fiorentino, Jacopo. Stormi, 20 dicembre 2025
4) La Nazione 15 maggio2024, https://www.lanazione.it/firenze/cronaca/parva-libraria-esempio-da-seguire-63e4c72f
5) https://ilromagnolo.info/rubriche/arte/la-pieve-di-santo-stefano-in-corleto/





