Un saluto all’ultimo custode della Spada nella roccia. Don Vito Albergo – San Galgano
… Sapevamo che sarebbe potuto succedere improvvisamente, sulla strada, perché eri sempre in movimento tra un paese e l’altro. Il carro si è spento e si è accostato alla banchina, come guidato da una mano amica. La stessa che — osiamo immaginarlo — ti ha forse condotto al di là del prato, nei «sotterranei del cielo», fino al luogo circolare dove la cronologia va definitivamente in tilt …
Fanciullo e saggio al contempo, vivace e irriducibile, così moderno e metropolitano pur nella ripetitività delle campagne … non è facile descrivere Vito Albergo, parroco di Chiusdino, ultimo custode della Spada nella Roccia di San Galgano, cuore di una comunità che lo ha amato profondamente e che lo ha salutato ieri pomeriggio nella grandiosa abbazia a cielo aperto.
Ciò che ha rappresentato e trasmesso è un mistero nella sua semplicità. Dietro a un velo d’ironia e rimbotti, oltre l’operosità e l’imprenditorialità, ha fatto del suo ruolo una specie di luminosa, spesso giocosa missione. Si è immedesimato totalmente in quel paesaggio, aderendo al “tessuto dei sogni” di San Galgano e distillandovi valori positivi.
Nel tardo pomeriggio di ieri un arcobaleno ha salutato la cappella di Montesiepi, evento inedito e incoraggiante (la foto è di Luigia).
Per il nostro lavoro editoriale Don Vito è stato un personaggio decisivo specialmente agli esordi, quando tutto era difficile ma al contempo assai più credibile, perchè eravamo animati da un giovanile — quanto ingenuo — entusiasmo per la ricerca. Grande critico, di vasta cultura (insospettata ad alcuni), andava a riposare leggendo poesie e letteratura, di cui amava spesso discorrere. Visionario nei progetti, co-produttore e mercante del nostro unico libro per ragazzi che ha avuto un successo vasto e prolungato.
Ma soprattutto, lettore e pensatore capace d’intuire il significato del lavoro che uno scrittore porta avanti, volente o nolente, sulla propria anima, al di là e attraverso il testo e le pubblicazioni. Un modellarsi spesso accidentale e non sempre fruttuoso, indecifrabile e oscuro all’autore stesso. Da lì Vito sapeva assistere, rimproverare, indirizzare.
E, in fondo, siamo tutti “autori”.
Era insomma doveroso, nel nostro e mio caso specifico, un saluto scritto — un esporsi — perché sia chiaro che niente di tutto questo fu dato per scontato, né dovrà esserlo.
Così ci stringiamo idealmente a chi Vito lo ha frequentato tutti i giorni e a chi lo ha saputo apprezzare in momenti decisivi; ai suoi e nostri compagni di ricerca — a chi, in un modo o nell’altro, come me e meglio di me ha attinto e si è dissetato a quelle fonti —; ma anzitutto ai suoi più giovani “seguaci” e alle sue Polissena, per i quali nutriva amore speciale.
Volgendo pagina senza altro da pretendersi, sperando nel meglio per quelle genti, quei luoghi, quei paesaggi, quella spada.
L. Pecchioni
Press & Archeos
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