Ombre veneziane

16,80

Itinerario letterario tra calli e palazzi,
nell’intreccio che lega Shakespeare
a John Florio e Veronica Franco

di Davide Gucci

ISBN 9791282134125
13×19.8cm con alette

Venezia, seconda metà del Cinquecento, un crocevia di mercanti e di artisti, di cortigiane e di intellettuali. Era molto più di uno scenario pittoresco: capitale di uno stato cosmopolita, fucina di idee e di narrazioni, luogo dove la poetessa Veronica Franco costruisce un’immagine audace e colta di sé.
Dall’altra parte della Manica il lessicografo, poeta e uomo di lettere John Florio raccoglie, traduce e trasmette agli inglesi un patrimonio linguistico senza precedenti. Era il terreno fruttuoso su cui Shakespeare attinse storie, parole e suggestioni per alcuni dei suoi drammi più celebri, come l’Otello e Il mercante di Venezia. Ed anche La bisbetica domata, Romeo e Giulietta o I due gentiluomini di Verona saranno ambientati nella Serenissima.
Ma quanto di Venezia c’è davvero in Shakespeare?
Ombre veneziane ricostruisce l’intrigante rete di contatti, fonti e ispirazioni che lega la Serenissima a Londra, restituendo nuova luce a figure come Veronica Franco e John Florio e ridisegnando i confini della “paternità” shakespeariana. Uno spaccato della società veneziana del Cinquecento, tra processi per stregoneria e la condizione femminile in rapida trasformazione, che ritroviamo nelle opere shakespeariane attraverso la minuziosa e raffinata opera di Florio.
Un viaggio storico-letterario che unisce il rigore delle fonti alla narrazione, sviluppato in parte come una guida/itinerario e pensato per studiosi e appassionati.

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Descrizione

Veronica Franco (Venezia, 1546–1591), cortigiana onesta e poetessa, donna di professione eppure ammessa ai più esclusivi circoli intellettuali della Serenissima. Amica del Tintoretto e ospite di Enrico III di Francia, pubblicò le Terze rime (1575) e le Lettere familiari (1580), dove la voce lirica femminile si fa per la prima volta esplicita, erotica e politica. La sua opera anticipa di secoli il dibattito sul corpo, la parola e il potere delle donne.

John Florio (Londra, 1552–1625), umanista di origine toscana, si definì «Italus ore, Anglus pectore». Lessicografo, traduttore e precettore reale, fu il principale tramite della cultura italiana nell’Inghilterra elisabettiana: compilò il primo grande dizionario italiano-inglese (A World of Words, 1598), tradusse in inglese i Saggi di Montaigne (1603) e il Decameron di Boccaccio. Amico di Giordano Bruno e vicino a Shakespeare, plasmò in profondità la lingua e la letteratura inglese moderna.

William Shakespeare (Stratford-upon-Avon, 1564–1616), il suo nome corrisponde al più grande drammaturgo e poeta della tradizione occidentale. Autore di 37 opere teatrali — tra cui Amleto, Otello, Re Lear, Macbeth — e di 154 Sonetti. Attraverso un linguaggio straordinariamente inventivo, consegnò all’umanità la forma compiuta del conflitto interiore, dell’amore, del potere e della morte. I contorni della sua colaborazione con John Florio — che avrebbe influenzato fortemente la stesura delle opere, soprattutto quelle ambientate in Italia — non sono mai stati definitivamente chiariti.

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Davide Gucci (1975), docente presso il Liceo artistico di Pistoia, è autore di Shakespeare in Boboli (Press&Archeos, 2023), libro che ha riscosso un notevole interesse tra i lettori, approfondendo nel dettaglio la figura di John Florio. Precedentemente ha pubblicato, anzitutto su Shakespeareandflorio.net, altri saggi su Shakespeare in relazione all’astronomia, all’opera dell’artista Giulio Romano e alla città di Firenze. Appassionato di quel mondo in miniatura che è il teatro, a cui ha collaborato nel corso degli anni a varie funzioni, dall’adattamento scenografico e narrativo alla fotografia.

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