Nadie se conoce

Nadie se conoce.

Dire che la collana che porta questo nome sia una scommessa, un azzardo in vista della produzione di un nuovo sapere è probabilmente ozioso. Come per quasi tutte le novità, le nuove idee che si professano originali nell’aprire prospettive di indagine, o fondarne diverse, si potrebbe affermare che di nuovo ci sia ben poco. Variazioni sul tema, salti di paradigma che spostano in avanti il sistema del sapere di pochi centimetri. Quasi a non accorgersene neppure. Nuovo forse è l’intento, un po’ fuori moda. Disattivare, per quanto possibile quel sistema, renderlo inefficace, al fine di mantenerne intatto il “non sapere”, il “non saperne nulla” se non mettendo in gioco e in funzione le parole. Scrivendo – invitando autori a farlo – sui temi che ci piacerebbe accogliere all’interno della collana stessa. La poesia e la narrativa, nelle loro pratiche, la teoria e la ricerca letteraria, negli interpreti che ci sono più cari. Rilke, Kafka, Celan, solo per iniziare …  Sollevare dubbi, incertezze, equivoci, al fine – se ce n’è – di mettere in scacco quello che si sa, esponendone e trattenendone il non saputo, di cui niente si conosce. Per non saperne, allora. Per sbagliare. Per farne sorgere l’improduttività. L’inoperosità dell’opera. Qual fare che non fa (e non sa) che tuttavia ne celebra mistero e meraviglia. Che probabilmente la ispira. Qualcosa che somiglia alla festa, a quel sabato infinito dove ha dimora la letteratura, al quale si auspica di poter tornare indenni.

L’intestazione della collana – come il logo – vengono dal Capriccio numero 6 di Francisco Goya del 1799. Esposizione dei vizi, delle atrocità, delle superstizioni dell’epoca. Figure bizzarre, talvolta feroci o crudeli, essenzialmente inefficaci dal punto di vista allegorico. Come nella rappresentazione mascherata del nostro titolo, dove il significato figurale coincide col letterale, evidenziando il dramma di una identità che non riesce a raffigurarsi, perché nessuno davvero non si conosce, non ha sapere di sé. Dando luogo soltanto ad una commedia degli equivoci, in cui ogni festa o ricorrenza accertabile può rivelarsi illusoria, se non micidiale.

M.A.M.

Nadie se conoce