San Miniato al Monte e la pasticceria benedettina
Tra pasticceri benedettini e prospettive editoriali, sul’«orlo» del 2013
Tra i tanti luoghi e persone che ho conosciuto nell’ultimo decennio grazie alla mia attività, e che volenti o nolenti hanno determinato lo scenario della mia ricerca, un posto particolare è occupato senz’altro dall’antica Farmacia di San Miniato al Monte e dai suoi intraprendenti monaci. In questo negozietto, dove ancor oggi potete trovare qualcuno dei nostri dvd in vendita, ho avuto anzitutto una discussione fertile e inaspettata sul contenuto intellettuale delle nostre produzioni editoriali: questo è un fatto importante e incoraggiante, oggi ahimè più che raro.
Che tali eccezioni mi si siano manifestate più di una volta nell’incontro con un ambito ecclesiastico, e nonostante il mio sottile e malcelato laicismo, è significativo di come certe istituzioni, secolari ma tutt’altro che secolarizzate, possano essere ancora un punto di riferimento spirituale per chiunque.
Ma i monaci di San Miniato hanno mostrato, ai miei occhi e a quelli di tutti, ulteriori e sorprendenti qualità, attraverso un progetto imprenditoriale ben lungi dalle contorsioni spirituali di certe ricerche. Sto parlando della loro Pasticceria, aperta già da qualche anno e più che mai attiva.
Ed è notevole che questa attività derivi proprio da un’osservazione devota della regola benedettina: quest’ultima invita alla preghiera ed al lavoro e, non trovandosi un orto a San Miniato, ecco l’idea di darsi all’arte culinaria incoraggiando il ‘maestro’ del caso: fratello Ildebrando.
Della Pasticceria di San Miniato hanno già scritto in tanti, e non sono certo qui a fare un post ‘pubblicitario’, funzione che non rientra nelle caratteristiche di questo blog.
Se ho pensato d’evidenziare l’esistenza di questa attività e di scriverne di mio pugno senza fare i soliti copia-incolla, è per un intimo desiderio di riconoscenza nei confronti di ciò che ritengo buono; un ricordare, a me stesso e agli altri, quelli che sono i luoghi e le persone da cui è forse possibile ripartire, fosse solo acquisendoli come esempio, in un momento senz’altro difficile per chiunque faccia un qualsiasi lavoro legato alla materialità dei prodotti ed alla così detta ‘economia reale’.
Sia chiaro: non c’è bisogno di responsabilizzare monaci benedettini, o parroci di chiese che conservano spade nella roccia*, per riattivare valori fondamentali e incoraggiare una rigenerazione di sé e delle proprie ‘faccende’. La bontà di un giudizio utile, e la capacità di muoversi a prescindere da questa bontà, sono riconoscibili in individui di ogni estrazione e ambito sociale, purché essi abbiano vissuto fino in fondo, attraverso una sorta di lucida devozione, il rapporto con il proprio io. E ce ne sono tanti, tutti difficili da descrivere e talvolta sfuggenti e complessi come il sapore di un buon pezzo di pasticceria, di quelli in cui il cuoco ha un po’ «sperimentato».
E’ tanto più facile, a pensarci, riconoscere cosa si contrappone a tutto questo: la superficialità, la furbizia senza sfondo, la sfrontatezza di chi procede ‘nato imparato’, vedendo negli argomenti di cui si occupa solo quello che gli fa comodo vedere. Ecco ciò che non vorrei mai legare al nostro marchio editoriale, ma che in passato, mea culpa, non sono riuscito a non far comparire. ‘Cadute’ che certi amici, ed i suddetti monaci stessi, hanno avuto la pazienza di farmi notare.
Convinto che l’aver dedicato sé stessi anche solo per qualche minuto a qualcosa di buono, non sia ‘pubblicità’ ma ‘trasmissione di valori’, concludo ricordando l’indirizzo del sito della pasticceria di San Miniato dove potrete acquistare crostate, torte, pasticcini di ormai rinomata qualità. E sembra sia sempre meglio prenotare (anche con un sms) al 3489925905, perchè i prodotti vanno a ruba.
Linko anche un articolo che con entusiasmo ha già descritto l’attività pasticcera dei monaci, dando ulteriori indicazioni.
http://www.sanminiatoalmonte.it/node/46
http://ioamofirenze.blogspot.it/2012/02/che-buoni-i-dolci-dei-monaci-di-san.html

