Gottifredo, Bennone e la contessa di Radda…alla tavola di P&A.

Interessanti raffronti pseudo-enologici alla tavola di Press & Archeos.

Durante le chiacchiere su un nuovo progetto editoriale o un nuovo documentario sono passati nei bicchieri tre IGT di grande interesse: il Gotto di Gottifredo di Monterinaldi, il Bennone di Coltibuono e la Contessa di Radda di Geografico. Non a caso tre vini dedicati o meglio titolati (come si dice per le chiese!) a personaggi storici del medioevo locale. Quasi come se questi vini necessitassero di un loro “spirito”, un’entità-guardiana legata al toponimo della Fattoria.
Infatti Gottifredo fu un tizio di “nazione longobarda” vissuto a Monterinaldi mentre il Bennone altri non è che il Beato Benedetto (da) Ricasoli che consumò le sue penitenze a Coltibuono; più complesso il caso della contessa di Radda di cui al momento non troviamo traccia storiografica.

Considerazioni in breve: sembra che il Chianti, qualora decida di scendere dal suo trono monolitico-meditabondo per giungere alla tavola del semplice-pasto, abbia necessità d’identificarsi con chi idealmente, di quella tavola tutt’altro che rotonda, fu il padrone atavico. L’arcigno longobardo, il monaco anoressico, la contessa senza pace, tutti presi a tenersi il loro maledetto posto a capotavola e guai a toccargli le loro vigne, il loro vino, perché «o si fa il santo vino, o si more».

gottifredoGottifredo

Stasera, di questi tre Signori messi insieme un po’ di forza, tra sfondi di more e ciliegie, note di pepe e armonie tanniche (tutte perse nei dis-arrangiamenti di un’ebbrezza moderata ma innegabile) mi sento di premiare il Gotto: in barba a chi sostiene che, per essere un IGT, esso sia in qualche senso “esagerato”.
Di fatto, proprio nel piglio secco che occhieggia alla psico-regione degli aperitivi, ma che al contempo custodisce, pronta a manifestarsi, la chiacchiera iniziatica del Chianti più profondo-persistente-oscuro, vi è la complessità animica di certi tra noi-altri: quei signori che oggi, come in un tempo a-cronologico, passando da colle in colle, cercano/cercavano di strappare sino all’ultimo brivido del giorno. Animali da degustazione, da aperitivo, da serata a bordo piscina o pescinale…poco importa.
E vi dico, per un Gottifredo avremmo pure l’attore giusto…

Non me ne voglia il Bennone, così tanto alto e “chiantico” pur nel suo essere un “vino da pasto”…non ha certo bisogno, questo Singore, di commenti da parte di noi-altri. Mentre la Contessa, per la seconda volta, mi sfugge…stizzita in qualche sua crisi tannica…
Ma con questi vini, siamo finiti a parlarci, come fossero persone e con il rischio di darci del Tu!

LP

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