In questa rubrica pubblichiamo (tra le altre cose) alcuni articoli dedicati ad artisti, videoartisti e registi che ci hanno colpito per le tematiche trattate, per la profondità simbolica della loro ricerca e per il rapporto intimo che hanno sviluppato con il mezzo cinematografico.
Si tratta anzitutto di testi tratti dalla webz’ine “Dropout experience”
(1999-2009), per la quale hanno scritto alcuni membri del progetto Video & Archeos.

Alessandra Celletti, nota interprete e compositrice contemporanea, ha un interessante passato di videoartista. Questa intervista risale alla metà degli anni ’90, quando Alessandra si avvicinava al mezzo-video e pubblicava La Toile de l’Aragnee.

“La Tela del ragno” è la prima pubblicazione video di Alessandra Celletti, già conosciuta come musicista classica e sperimentale. Abbiamo deciso di intervistarla perchè ritroviamo nella sua opera certe aperture introspettive caratteristiche delle prime esperienze di tanti videoartisti, affrontate già con evidente consapevolezza artistica. Alessandra è alla ricerca di una verità, che ben si rappresenta nello scontro-incontro tra il suo mondo “soggettivo” e “l’oggettività del quotidiano”. Sembra proprio che la Celletti si sia interessata all’immagine elettronica per “rivendicare la sua soggettività”, o direi, più precisamente, per ricreare un contrasto vitale nelle conflittualità tra immagini e musica, quando la creazione esclusivamente sonora rischiava di “annullarsi in una oggettiva attualizzazione”. Interessante è anche il rapporto tra l’artista ed il mezzo tecnico, possibile terreno di qiuesto confronto infinito.

Nei tuoi video abbiamo rintracciato la figura tipica del videoartista, che rielabora immagini tratte dalla realtà un po’ come il subconscio umano rielabora i residui quotidiani, creando sogni e visioni. Che significato ha per te, effettare le immagini, e manipolarle?
Il rapporto con la realtà è per me molto complesso. E’ come se la realtà avesse diversi strati ed è come se più ci si addentra in profondità più ci si perde in qualcosa che è al tempo stesso assoluto e “indimostrabile”. E’ la superficie ciò che ha valore oggettivo, ciò che si rende visibile al mondo, ma cos’ altro sa toccare la verità come sa farlo un sogno? Quello che ho voluto fare ne “La tela del ragno” è proprio “catturare” frammenti di realtà e trasferirli in un paesaggio onirico dove far incontrare l’oggettività del quotidiano e un mondo solo “mio”, ma che pretenderebbe di essere assoluto…Del resto, nel fare questo, mi sono ispirata a Rimbaud quando dice: “ho veduto qualche volta ciò che l’uomo ha creduto di vedere”.

Sono curioso di sapere se questo lavoro è nato in ogni sua parte come commento alle Illuminazioni, o se esistevano già montaggi e composizioni che, rivalutate a distanza di tempo, hanno svelato un tuo intimo legame con le visioni rimbauldiane.
La verità è che le Illuminazioni di Rimbaud sono un mio punto fermo. Sono delle poesie che sento profondamente e che hanno dentro di me una risonanza quasi “fraterna”. Da quando avevo 14 anni anni sognavo di fare un lavoro a partire da questi versi, ma era un’idea che vagava in modo leggero e senza prendere forma… poi improvvisamente nel tempo di un’estate ho realizzato l’intero lavoro: le immagini e le musiche, che ho composto con la collaborazione del soprano Rosaria Perini.

Nella tua opera il rapporto tra musica e immagini è assai sofisticato, riferito più alle atmosfere (spesso sinistre) che ad una ricerca formale di sincronia tra visioni e suoni. Ho avvertito a tratti una vitale conflittualità.
Hai ragione. Nel mettere insieme le immagini e la musica non mi sono preoccupata tanto di rispettare una sincronia formale, quanto di ricreare delle atmosfere che potessero in qualche modo suggerire le emozioni che io stessa ho provato di fronte ai versi di Rimbaud. Si tratta di una ricerca complessa in cui convivono sentimenti di dolcezza e di solitudine, di paura e di curiosità…

Questa multimedialità ha corrispondenze nell’ ambito delle tue azioni sceniche, o concerti multimediali. A proposito di essi, parli di catarsi e recupero di una realtà assoluta. Parlaci della tua evoluzione musicale, anche in rapporto a questa idea di catarsi.
Dopo anni di studi musicali sono arrivata alla conclusione che in realtà la musica è un’arte multimediale di per sé. Nel senso che abbraccia tutti i sensi contemporaneamente, nel senso che può parlare al cuore e al fisico, nel senso che è un tutt’uno con il tempo che scorre…se ci si lascia rapire la musica coincide con la vita stessa. Ti chiederai allora, se do alla musica un potere così assoluto, perché ad un certo punto ho voluto esprimermi anche attraverso le immagini? Credo che ad un tratto sia intervenuta in modo più invadente la mia “soggettività” e contemporaneamente la mia esigenza di liberarmene. In questo le immagini sono venute in mio aiuto… Tornando alla mia evoluzione musicale devo dire che mi è sempre stato difficile riconoscermi in un ruolo ben definito. Certamente ho una formazione classica e certamente nel mio lavoro è predominante il pianoforte (come interprete ho inciso 4 compact disc e sto per registrare il quinto). Ma è così: quando sento l’esigenza di esprimere qualcosa di profondamente mio il pianoforte non mi basta più e mi rivolgo al computer, al campionatore, ai suoni sintetizzati…Trovo che per esprimere alcune atmosfere, alcuni “drammi” del nostro tempo siano “indispensabili” alcuni strumenti tecnologici. E’ una sensazione che ho messo a fuoco chiaramente alcuni anni fa, ai tempi dei test nucleari su Mururoa. E’ nato così, dalla voglia di fare una mia protesta contro quegli esperimenti assurdi, Overground, il mio primo lavoro musicale elettronico.

Che sensazioni ricavi ad essere invece spettatrice dei tuoi stessi video? Molte situazioni visuali e sonore da te raffinate, sembrano invitare ad una riflessione intimistica, e suggerire così una possibilità di meditazione. C’ è chi, a tal proposito, ha prodotto dichiaratamente video per le meditazioni (Ilirie, Biologic Mandala).
Spesso nei miei video (sia per quanto riguarda il montaggio delle immagini che per la composizione delle musiche) utilizzo il metodo del campionamento e del “loop”. Sono attratta dalla “circolarità”, la ripetizione mi affascina. C’ è una frase zen che sostiene qualcosa del genere: “Se una cosa vi annoia per due minuti provatela per 4, se vi annoia ancora provatela per 8, per 16 e così via…Può capitare che quella cosa alla fine non vi risulti più noiosa, ma interessante”. Tuttavia credo che ci sia una sfumatura importante: la ripetizione non deve mai essere ossessiva e questo può avvenire solo se si asseconda il tempo e solo se si accetta che ogni ripetizione è in qualche modo “nuova”. Sinceramente non conosco questi video di cui parli, prodotti dichiaratamente per la meditazione, e riguardo ai miei non è questo l’ intento. Vorrei che i miei video fossero un tramite per comunicare emozioni…ma quando le immagini “girano” è chi guarda che decide. Va bene comunque!

Come vive l’eterno rapporto di amore/odio tra ispirazione e tecnologia, un anima sognante come sembri apparire?
In questo ho una visione un po’ personale, forse discutibile. Non considero la tecnologia semplicemente un mezzo, ma la considero un tutt’uno con l’artista che se ne serve. Non è un rapporto di amore/odio, ma è un vero rapporto d’amore quello che ho con gli strumenti elettronici. Quando lavoro con il computer lavoro “insieme” al computer. Sogno insieme al computer…non mi piace “dominare” niente: neanche una macchina. Mi piace stabilire un rapporto di scambio, mi piace stupirmi…e questo può succedere solo se si rinuncia alla propria supremazia. Sempre! Però, quando, a me e al computer, ci capita di “litigare”, do il comando “arresta sistema” e mi consolo con il mio pianoforte. In fondo è il pianoforte il vero punto fermo della mia vita. Suono il piano da quando avevo solo sei anni…

Come continuerai la tua attività multimediale? Forse non commenterai altri lavori letterari ma mi sembra che in La Tela del ragno siano introdotte diverse linee di ricerca percorribili, dalla videopoesia alla bodyart.
La tela del ragno è il mio primo lavoro veramente interattivo. Diventerà presto un cd rom e uno spettacolo multimediale grazie alla collaborazione dello Studio Cantoberon (www.cnt.it). Come ti dicevo prima, le Illuminazioni di Rimbaud sono state e sono il mio libro del cuore, ma in generale non ho un interesse specifico per la videopoesia: solitamente non mi piace seguire un copione…mi piace farmi “colpire” dalle cose, da qualunque cosa, sia una frase, una nota musicale, uno sguardo e partire per un viaggio assecondando di volta in volta i paesaggi che incontro. Ora sto per iniziare una collaborazione con l’artista francese Elizabeth Frolet.

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