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Cosimo III e le «sinistre informazioni»

12,00

Pietre medicee da San Donato a Scopeto a San Jacopo Soprarno
di Marco Mochi

Qualcuno, agli albori del 1700, suggerì al granduca Cosimo III de’ Medici «sinistre informazioni» su una congregazione che possedeva, da oltre un secolo, lo splendido monastero con chiesa di San Iacopo Sopr’Arno a Firenze. I Canonici Regolari di San Salvatore, detti comunemente scopetini, godevano di prestigio, ricchezze e privilegi via via accresciutisi dal primo quattrocento.
Il monastero si trovava, sino all’assedio di Carlo V (1530), poco fuori le mura sul poggio di San Donato a Scopeto. Per evitare che l’edificio si trasformasse in alloggio per gli assedianti la Signoria ne ordinò l’abbattimento. Gli scopetini si spostarono in vari luoghi finché Francesco I non li stabilì a San Iacopo Soprarno. Nonostante le traversie, non persero mai le loro ricchezze che anzi si moltiplicarono al punto da destare l’interesse di qualcuno molto vicino a Cosimo III.
Nel 1703 gli scopetini furono costretti a cedere i loro beni all’ordine dei Missionari, detti anche lazzaristi, barbetti o cuculi. Dietro la volontà insindacabile di Cosimo III, ancora oggi poco giustificabile alla luce del suo notorio bigottismo, emerge da documenti inediti una diversa e più arguta volontà collettiva. Una volontà per lo più «segreta» a cui potrebbe non esser sfuggito il recondito valore delle loquaci «pietre» trasferite da Scopeto a San Iacopo Sopr’Arno.

Descrizione prodotto

Cosimo III e le «sinistre informazioni»
di Marco Mochi
Press & Archeos, Firenze 2017. ISBN 978-8896876824
Formato 15×21, pp. 134, carta freelife ecologica, cover plastificata

Marco Mochi, avvocato, è nato nel 1974 a Firenze dove vive e lavora. Da sempre appassionato di toponomastica e storia, pubblica con Press & Archeos il suo primo saggio.

Qualcuno, agli albori del 1700, suggerì al granduca Cosimo III de’ Medici «sinistre informazioni» su una congregazione che possedeva, da oltre un secolo, lo splendido monastero con chiesa di San Iacopo Sopr’Arno a Firenze. I Canonici Regolari di San Salvatore, detti comunemente scopetini, godevano di prestigio, ricchezze e privilegi via via accresciutisi dal primo quattrocento.
Il monastero si trovava, sino all’assedio di Carlo V (1530), poco fuori le mura sul poggio di San Donato a Scopeto. Per evitare che l’edificio si trasformasse in alloggio per gli assedianti la Signoria ne ordinò l’abbattimento. Gli scopetini si spostarono in vari luoghi finché Francesco I non li stabilì a San Iacopo Soprarno. Nonostante le traversie, non persero mai le loro ricchezze che anzi si moltiplicarono al punto da destare l’interesse di qualcuno molto vicino a Cosimo III.
Nel 1703 gli scopetini furono costretti a cedere i loro beni all’ordine dei Missionari, detti anche lazzaristi, barbetti o cuculi. Dietro la volontà insindacabile di Cosimo III, ancora oggi poco giustificabile alla luce del suo notorio bigottismo, emerge da documenti inediti una diversa e più arguta volontà collettiva. Una volontà per lo più «segreta» a cui potrebbe non esser sfuggito il recondito valore delle loquaci «pietre» trasferite da Scopeto a San Iacopo Sopr’Arno.

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