fonte: Corriere della Sera
Articolo di Dino Messina

Piccolo incidente per Elie Wiesel, il premio Nobel che il 25 gennaio in un’intervista ad “Avvenire” preparatoria al giorno della memoria ha fatto un paragone tra Ebrei ed Etruschi che regge poco sul piano storico. “Il popolo ebreo – ha detto Wiesel – era ed è l’unico popolo destinato all’estinzione completa.
Nessun altro popolo condivide questo destino tranne un popolo dell’antichità, gli Etruschi. Furono estinti e nessuno sa il perché. Un bel giorno i Romani decisero di ammazzare tutti gli Etruschi e questa decisione si trasformò in un fatto. Questa decisione fu tale che i Romani giunsero a distruggere completamente la cultura e la lingua etrusche”.

Oggi lo storico Franco Cardini ha avuto facile gioco a dire che non c’è stata mai nessuna distruzione degli Etruschi, casomai un’assmilazione da parte dei Romani, al punto che furono Etruschi i re di Roma dell’ultima fase del periodo monarchico, così come etrusche furono alcune famiglie in auge anche durante l’impero, per esempio i Mecenate sotto Ottaviano Augusto. Quanto alla lingua etrusca, non venne mai cancellata, ma sopravvisse fino al V secolo dopo Cristo come lingua sacra nei rituali religiosi. Ben altri, secondo Cardini, sono i paragoni che Wiesel avrebbe potuto fare: i Galli e i Cartaginesi annientati dai Romani, gli Avari fatti sparire da Carlo Magno, o ancora gli Indios sterminati dai Conquistadores, i “pellerossa” dagli americani del Nord.

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