Sulle tracce di Guglielmo

Guglielmo di Malavalle è uno dei Santi sui quali si è più discusso, negli ultimi anni, in Toscana.
Le indagini antropologiche condotte sulle sue reliquie, e le ipotesi di una sua discendenza regale, hanno riportato l’interesse su aspetti mai completamente evasi del nostro medioevo. Ad esempio, la questione degli interscambi culturali tra l’Italia ed il Nord; o la definizione di quel senso del Sacro, al contempo libero e rigoroso, che rapì molte anime e le condusse all’eremitaggio.

Nell’ambito della produzione del documentario “La Spada nella roccia di San Galgano“, abbiamo ritenuto opportuno recarci in Maremma per catturare qualche immagine, e capirci qualcosa di più. In effetti, molti sostengono che la vicenda di Guglielmo e quella di Galgano siano strettamente correlate. Sui modi di questa correlazione, ci restano però dei dubbi.

San Guglielmo di Malavalle

Se vogliamo vedere in Guglielmo, cavaliere francese convertitosi all’eremitaggio, un possibile veicolo di quei simboli “bretoni” che appaiono qua e la’ nella Legenda di Galgano, dobbiamo constatare un certo anticipo dell’Eremita sulle redazioni francesi (oltre che su Galgano stesso). Quando Guglielmo morì, la “spada nella roccia” non aveva ancora fatto comparsa nella letteratura, e non erano stati ancora composti ne’ il Lancellot ne’ il Parceval.

Se vogliamo rivedervi un modello che possa aver ispirato la creazione stessa del personaggio di Galgano, dobbiamo notare che i punti di contatto tra i due Santi non sono poi così forti (sembra che, la redenzione di un cavaliere, fosse un fatto abituale per l’epoca). Ma anzitutto, dobbiamo ricordare che un “Galgano” è esistito realmente: lo si può affermare con quasi certezza, mettendo insieme le informazioni in nostro possesso.

Se vogliamo individuare in Guglielmo una sorta di padre spirituale di Galgano, il quale avrebbe frequentato l’eremo grossetano per “ritrovare sé stesso”, dobbiamo obiettare che la distanza tra Chiusdino e Malavalle è notevole. Ancora oggi, con macchina ed asfalto, serve una buona porzione di giornata per percorrerla. Questo è un dato di non poco rilievo, se ben noi stessi, nel documentario su Galgano parleremo del medesimo “territorio” (ovviamente per ragioni di semplificazione espositiva).

Ma forse, ci sfugge qualcosa. O non abbiamo messo bene insieme i “pezzi”.
Confidiamo dunque nei visitatori più sapienti, e nella funzione dei Commenti.

Guglielmo, certamente, “vive di luce propria”, e non ha bisogno di essere posto, di riflesso, sotto la luce del misterioso Galgano (sul quale, oggi più che mai, “non si smetterebbe mai di parlare” e “sparlare”).

Tra gli aspetti più curiosi legati a questo santo (oltre le storie che narrano l’uccisione del solito drago, la partecipazione ad una Crociata, ecc.) salta all’occhio lo “spargimento” delle reliquie in diversi piccoli borghi del Grossetano; in particolare Tirli, Vetulonia, Buriano, Castiglione.

Nel nostro piccolo tour, ahimé, abbiamo trovate chiuse molte delle chiese che ci interessava visitare. Solo Vetulonia, nota anzitutto per le “etruscherie”, e Castiglione della Pescaia – cioè solo i borghi turistici – hanno lasciato aperte per tutta la domenica le chiese in questione.

E’ evidente che Guglielmo non è un Santo turistico. Anche se, a pensarci, ci sono tutti gli elementi per costruirci sopra un “buon progetto di marketing”.

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