Quando si dice che il libro è «sacro»


Capita di sentir dire che «i libri sono sacri», ad esempio quando un parente propone di gettarli perché ingombrano, o uno studente li maltratta con troppe sottolineature o, in generale, quando vengono esclusi a favore di altri media e formati.
Ma questo modo di dire ha a che fare con una reale «sacralità»? Forse si.

«Sacra» può essere l’iniziazione/accesso a informazioni, talvolta segrete o riservate, che il libro può contenere e criptare. «Sacra» può essere anche l’individuazione, la presa di coscienza di sé che un testo permette di realizzare attraverso il sogno lucido della lettura  (e di questo è testimone la tradizione della Libroterapia). «Sacra», in definitiva, può essere l’informazione di matrice religiosa che contengono numerosi Libri Sacri, sorta di “casi paradigmatici” tra le forme della consapevolezza.
Non a caso andando indietro e a fondo, intendendo questi aspetti da una prospettiva più antica – e legata agli antichi – i riti/processi di presa di consapevolezza e d’iniziazione appaiono di per sé pienamente sacri, nella loro convenzione e nella loro funzionalità: non si tratta insomma di un uso metaforico del termine. Quel «sacro» rivive ancor oggi nei normali scongiuri e rimbrotti che esprimiamo per proteggere i nostri libri e i libri in generale?

Come ogni presenza presumibilmente «sacra» il libro può diventare quasi un feticcio, legandosi profondamente all’identità dell’ “iniziato” indipendentemente dalla qualità e profondità dell’ “iniziazione”.


Non è un caso che i libri più costosi del mondo siano prevalentemente libri sacri, religiosi quanto esoterici, d’alchimia se non addirittura “magia”. Oggetti che collezionisti infervorati si contendono aspramente, come se solo il possesso di quell’edizione fisica, e la fusione empatica con essa, potesse richiamare le «energie» recondite di quel testo ed altre prodotte dai precedenti proprietari; come se quindi non bastasse la semplice formula, la parola codificata, quanto il possesso del suo contenente-contingente, del luogo in cui tale formula fu per la prima volta scritta, letta e realizzata; a volte, è come se quel libro avesse di per sé un anima capace d’influire sul destino.

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È chiaro che per raggiungere una tale funzionalità il libro-digitale dovrà faticare non poco. E ci riuscirà solo nella misura in cui riusciremo a salvaguardare il concetto di Libro nel senso più essenziale ed esistenziale. Ma, di pari passo, una qualche aura di sacralità del libro continuerà ad esistere in ogni libro-cartaceo – anche nell’ultima edizione economica riposta in uno scatolone in quella soffitta che rischia ora d’essere sgombrata.
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Ogni libro è essenzialmente un contenitore di possibili attinenti ad una sfera d’azione il cui accesso, attraverso l’apertura bio-fisica del volume (in analogia con il superamento di una soglia misterica), merita considerazione sacrale, talvolta con l’emergere di qualche tabù, sotterfugio, scaramanzia.
Ed è per queste ragioni che ritengo incongruo che un editore rifiuti, tra le sue collane e linee di produzione, il genere “esoterico”. E che sia comunque necessaria – sono inquieto solo nel dirlo, ma pare sia semplice deduzione – un’editoria essenzialmente esoterica.
Così, se da un lato un autore d’esoterismo è spesso mimetizzato in scelte discutibili, intrise di narcisismo e di convenienze, d’altro canto un editore che rifiuta un esoterismo potenzialmente autentico compie forse un errore più grande, perché nega una parte essenziale delle possibilità del libro stesso, intimamente connesso all’idea di un’iniziazione e quindi, appunto, ad un intrinseco esoterismo.
Difatti, a distanza di trent’anni dall’uscita del Pendolo di Focault, potremmo dire che il problema non è stato l’esoterismo ma al limite la new-age (o qualcosa che, senza contraddirci, potremmo definire tale).

L’esoterismo, per quanto possa essere vischioso e antipatico, è il luogo in cui il libro si mette in opera  agevolmente, riscoprendo antiche “energie” in una delle sue componenti più ancestrali ed essenziali.

Diario della Fine del Libro,
IV/17. LP

(immagine in evidenza di © Subbotina Anna)

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