Il risveglio di Fufluns e i vini etruschi contemporanei

Dopo gli studi sui fenomeni eremitici della Toscana medievale, le ricerche sul Chianti «esistenziale» e i documentari dedicati a storia, tradizioni e viticultura, Lorenzo Pecchioni torna con un nuovo libro: Il risveglio di Fufluns che parte da una ricerca sui vini etruschi contemporanei per confrontarsi con una «realtà enosofica di valore generale».

«…Percorso da una sottile inquietudine di fondo, questo libro non è né un saggio storico, né un repertorio viti-vinicolo, ma un diario di ricerca che mesce elementi nel cratere di un’ispirazione personale, a volte poetica, altre analitica (…)»

Una prima edizione del libro sarà acquistabile sul sito di Press & Archeos da novembre 2017 e verrà promossa nelle librerie d’Etruria entro Natale. Il “lettore di riferimento” è una figura poliedrica: amante del vino, ovviamente etruscofilo, sensibile a un’indagine introspettiva…vi ci rivedete?
Per capirci, non si tratta di un testo d’archeologia (anche se alcuni capitoli sono dedicati ad aspetti mitologici e rituali), né si presentano ricerche sulla viticultura degli antichi o approfondimenti su qualsivoglia compatibilità genetiche, ma si analizza il modo in cui l’immaginario “etrusco-vinifero” permette di riconoscersi in una collettività, penetrando al contempo le profondità individuali.

Questo fa de Il risveglio di Fufluns un libro che pur guardando indietro e alle “origini” (quell’«Oriente» di cui scrive l’autore), ci parla di esigenze contemporanee, dei modi in cui si manifestano o potrebbero affermarsi.
Ma forse, questa è solo una delle interpretazioni possibili di una ricerca che sembra restare aperta a molteplici sviluppi, in cui l’unica certezza sono l’ispirazione…e l’ebbrezza.

Segue, come da usanza, un estratto per i lettori del nostro sito.

(…) L’evocazione di Fufluns/Dioniso [compiuta da non pochi vini attualmente in commercio], può collegare una visione notevolmente ampia e fondamentale all’universo locale e cronologico, sino al microcosmo del singolo podere e della singola epoca storica. A tal proposito è bello citare una filastrocca appenninica, già inoltrata da Leland e Camporeale, che richiama ancora, incredibilmente, proprio Fufluns o Faflon:

Faflon, Faflon, Faflon!
A voi mi raccomando!
Che l’uva nella mia vigna
è multa scarsa,
a voi mi raccomando,
che mi fate avere
buona vendemmia! 

Faflon, Faflon, Faflon!
A voi mi raccomando!
Che il vino nella mia cantina
me lo fate venire fondante,
e molto buono,
Faflon, Faflon, Faflon![1]

Ma proprio nelle iconografie arcaiche, che si tratti di Fufluns “il maturo”, di Tinia “il giovane” o di un “generalistico” Dioniso, troviamo forse l’immagine più semplice e potente: l’avanzare alzando il kantharos, compiendo un’offerta e/o un “cosmico” prosit. Sorvolando sugli antichi significati religiosi o iniziatici, si tratta di un’immagine dal valore assiale, capace d’orientare gli spiriti della collettività.

L’io si rivolge all’altro capo di un diagramma ideale che antepone il paesaggio all’individuo; la Storia è centrata nel suo cuore mitico dal vettore dell’enosofia e trasuda sangue ai lati nella tradizione, nella toponomastica, nella psichizzazione della Natura: roccia, flora, acque, fauna…la cui essenza è posta ora innanzi al bevitore-protagonista.

Il gesto magico-artistico dell’offerta, l’alzare il kantharos al tramonto innanzi al paesaggio soleggiato – e il vino che s’agita e ravviva – proiettano l’anima nel cosmo, rendono l’uomo al territorio e al suo brulicare (e viceversa) evocando l’esperienza definitiva della lucidità dell’ebbrezza.

Ma quanto, oggi, riusciamo a rendere realistica e percorribile questa resa, che nell’antichità si attualizzava anche in drammatiche ritualità?

(…)

[1] Giovannangelo Camporeale, Gli Etruschi Storia e Civiltà, Utet, Torino 2005, p. 209.
shares