Il Gallo Nero, ed etrusco.

A proposito del rapporto tra Etruschi e Chianti, da noi affrontato nelle ricerche relative al nostro prossimo documentario [ndr], non si può non tener conto del simbolismo del Gallo.

Il Gallo fu assunto nella dimensione araldica chiantigiana sin dal medioevo. Ma si sa che gli Etruschi, popolo di cui si trovano non poche tracce in questa regione, veneravano l’animale.

Non sarebbe da meravigliarsi se, quella che sembra essere una semplice coincidenza a livello d’immaginario, suggerisca invece una continuità cultuale di cui abbiamo perso l’evidenza.

Almeno tremila anni prima di Cristo galli e galline erano già allevati allo stato domestico. Erano diffusi in Persia, in Mesopotamia ed in Egitto, dove, secondo la testimonianza di Aristotele, fin dal IV secolo a.C. si praticava l’incubazione artificiale. Successivamente l’allevamento arrivò in Grecia, in Etruria e a Roma, dove l’allevamento era tenuto in grande considerazione, come ci attesta Marco Porcio Catone nel suo De Re Rustica, che documenta la vita agreste a lui contemporanea.

Il gallo, essendo il primo animale che risvegliava con il suo canto la campagna e le città etrusche dopo il buio della notte, fu assunto dagli Etruschi come simbolo di resurrezione della natura alla vita; Lo troviamo infatti riprodotto anche nelle tombe (ad esempio, a Tarquinia) come simbolo di rinascita.

Alcuni toponimi del Chianti classico, ed altri dati, suggeriscono la fantasia (o forse qualcosa di più) che il Gallo sia stato venerato dall’antichità in modo continuato. Si tratta di una via che stiamo cercando di percorrere, per lo meno da un punto di vista immaginario/cinematografico.

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