Boccaccio e la caduta dell'Ordine Templare nel racconto del padre

Mentre i templari furono custoditi per molto tempo in prigione, numerosi crimini e peccati ereditari vennero opposti contro di loro, cosicché Jacques e gli altri religiosi templari negarono invano i reati imputati loro ed alla loro religione ed alcuni li esortarono ad occuparsi della propria salvezza confessando i crimini e chiedendo il perdono e la grazia a Dio ed ai principi. E questi considerandosi innocenti, affermavano di poter dimostrare il contrario, ma che si doveva dar loro dei giudici competenti e giusti della Chiesa o secolari. Il re Filippo fu colpito da queste parole e s’infiammò di collera ed ordinò che ciò che non avevano potuto ottenere da loro con attraverso miti e volontarie confessioni venisse fatto confessare loro con la tortura, ma per nulla ed invano furono sottoposti a pene ed a tormenti, perché non confessarono niente. Quindi il Maestro fu riservato e messo da parte insieme a tre suoi compagni e gli altri Templari furono condannati ad essere arsi se perseveravano nel loro comportamento. Poi furono condotti in pubblico. E così, siccome erano templari di nobile lignaggio ed erano anche nel fiore degli anni e possedevano interamente la forza del coraggio, dopo che furono legati ciascuno ad un palo e la pira per il rogo venne preparata e il fuoco appiccato e il boia pronto innanzi ai loro occhi; e dopo che un sergente ebbe gridato ad alta voce che colui o coloro che avessero confessato le accuse rivolte contro di loro il re prometteva la libertà e la salvezza; e dopo che i loro amici e parenti piangendo li pregavano di calmare con le loro confessioni la collera del re, tuttavia non si riuscì a farli cedere né a spingere nessuno di loro a confessare che quelle accuse rivolte contro di loro erano vere e non vollero con le loro confessioni risparmiarsi la vita; così vollero con perseveranza abbandonarsi e consegnarsi alla morte ed alla distruzione; e siccome i templari con lo stesso unanime coraggio affermarono le suddette cose (e cioè che se fosse stato dato loro un giusto giudice avrebbero provato il contrario di quanto veniva opposto contro loro) i carnefici cominciarono a mettere e ad appiccare il fuoco a tutti, l’uno dopo l’altro. E dopo i carnefici cominciarono ad espandere il fuoco su tutto il corpo; e vero è che le loro voci e le loro urla ed i loro gemiti che salivano verso il cielo mostravano apertamente a coloro che stavano lì quanto grandi fossero le pene ed i tormenti sofferti dai cattivi Templari, che nei loro lamenti dicevano di essere sempre stati dei veri cristiani e che la loro religione era santa ed approvata. E così tutti corpi soffrirono le fiamme che li bruciavano fino al momento della dipartita dello spirito e nemmeno uno di loro poté attraverso questo grande tormento essere strappato dai propri fermi propositi. E certo direi che questi Templari, grazie alla loro forza salda e totale avrebbero potuto scavalcare e vincere la sleale collera del re avaro, se i Templari morendo non avessero costituito il modo di spianare al re il cammino per ottenere ciò a cui ambiva a causa del suo insaziabile appetito. Sarebbe a dire che re Filippo di fronte al saldo coraggio dei Templari sarebbe stato da questi vinto, se con la loro morte egli non avesse potuto ottenere le ricchezze che bramava. Ed è vero che la loro gloria non è stata sminuita da questo retto giudizio e dall’aver scelto di preferire di morire tra i tormenti piuttosto che dire qualsiasi cosa contraria alla verità. E per di più la loro gloria non è sminuita per non aver voluto, attraverso la confessione di terribili peccati, infangare la fama che meritatamente avevano acquisito.
Tali furono quindi i primi strali che attraverso i quali la fortuna gettò Jacques de Molay dall’alto in basso.
Dopo che Jacques a causa della sofferenza della lunga prigione fu afflitto ed abbattuto, venne condotto da Parigi a Lione sul Rodano, ed attraverso varie esortazioni fu ammonito. Confessò a papa Clemente V alcune cose addotte contro di lui e a causa di queste cose la sentenza fu emessa alla presenza di due legati del papa e davanti al re Filippo. Dal contenuto di questa sentenza sembrava che Jacques fosse reso alla giustizia e il suo Ordine condannato. E allora Jacques con uno dei suoi compagni che era fratello del delfino di Vienna chiese ad alta voce di far silenzio per parlare. Non appena ci fu silenzio e il permesso di parlare gli fu accordato, confessò pubblicamente di meritare di morire, non per aver commesso le cose contenute nella sentenza, ma a causa delle sollecitazioni del re ed anche del papa, da cui si era fatto sedurre ed ingannare, affinché confessasse quelle cose per le quali il suo Ordine fu rovinato. Dopo che ebbe detto e fatto queste cose ne seguì una dura e grave sentenza di distruzione che proseguì nell’annientamento dei Templari e del loro Ordine. Infatti Jacques con il fratello del delfino ed altri due Templari fu condotto al tormento del fuoco come gli altri Templari prima di lui. Affinché questi quattro Templari terminassero la loro tormentata vita ecco che i due, Jacques ed il fratello del delfino, entrarono nel fuoco arditamente e fermamente di fronte al re ed alla moltitudine della gente; questi Templari non confessarono altro finché la loro grande anima rimase nel loro corpo. Niente di più di quanto avevano confessato i Templari che prima erano andati al rogo. Così diceva mio padre Boccaccio, uomo onesto che affermava di essere stato presenteai fatti sopra descritti. E così vacue che in un primo momento per la grandezza di sé e delle sue cose aveva destato e colpito l’invidia di un signore tanto grande come il re Filippo, fu ridotto in cebnere e polvere dall’assai crudele colpo della fortuna che lo abbatté…”

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