Etruschi, le migrazioni dall’oriente. La fuga da Sargon e dai Persiani, l’iscrizione babilonese di Faleri

(segue)

La quantità ceramica di origine anatolica trovata negli strati arcaici costieri dell’Etruria, ben differenziata dalla cultura proto-villanoviana e villanoviana, potrebbe essere indizio, più che di una semplice relazione commerciale, del probabile stabilirsi di gruppi etnici stranieri giunti in piccoli gruppi a più riprese, tanto da divenire abbastanza numerosi rispetto agli “aborigeni”.
Questi gruppi in perenne ricerca di minerali e altre materie prime si fusero con le popolazioni apportando il loro sapere nell’estrazione del ferro (presente in Etruria) e nella produzione bronzistica dove si ravvisa una loro presenza tutt’altro che sporadica. Dotati di una forza militare non indifferente, si imposero sulle popolazioni locali oppure, come portatori di tecniche nuove, furono accolti benevolmente dalle comunità proto-villanoviane.

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Le due più antiche tesi sulle origini degli etruschi, quella di Erodoto (che li voleva provenienti dalla Lidia, Storie I,94) e quella di Dionigi di Alicarnasso (che li voleva autoctoni, Ant.Rom., I,26-30) restano quindi tutto sommato compatibili, pur mantenendo una certa predilezione per la prima. A proposito di essa non dobbiamo però immaginare un’unica grande migrazione: in più occasioni i popoli anatolici e medio orientali trovarono rifugio nella penisola italica.

È molto probabile che dopo le turbolenti vicende succedutesi verso la fine dell’VIII secolo a.C. con le campagne militari assire in Siria e Palestina, di Salmanassar V e di Sargon II, avvenissero fughe di “tecnica specializzata” verso l’Italia Tirrenica.
Successivamente avvennero altre emigrazioni quando il regno di Frigia fu travolto nel 690 a.C. da un’invasione di Cimmeri.
Inoltre, lo sviluppo nel VI secolo a.C. a Vulci di un’importante scuola di ceramica detta “pontica” fu dovuta a profughi ioni che si erano sottratti alla conquista persiana del 546 a.C.

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Un’iscrizione neo-babilonese in caratteri cuneiformi con l’indicazione del proprietario (Nabû-Iddin), incisa su un frammento di vaso bronzeo trovato in un contesto funerario da Faleri della metà del VII secolo a.C. fa ipotizzare che personaggi vicino-orientali potrebbero essersi aggiunti e integrati nella vita locale, restando legati a usi propri della patria d’origine.

Il nome nazionale degli Etruschi, Rasenna, si trova sotto varie forme in diversi dialetti dell’Asia Minore. Il nome ellenizzato di Tyrrhenoi o Tyrsenoi avrebbe un’origine anatolica. Tale voce ha una forma aggettivale e sembra derivi dalla parola Tyrra. Ora sappiamo di una località in Lidia che è chiamata precisamente Tyrra.
Sia pure con molte difficoltà siamo tentati a trovare un rapporto tra i vocaboli etruschi e quelli lidici e attribuire una qualche importanza a questo curioso parallelo.

(continua)

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