San Leolino e il latte della Dea Mater. Alla scoperta di un culto antichissimo

Quello che abbiamo pensato, tornando da una “missione” nel territorio di Bucine (AR), è come sia possibile che un tradizione antichissima che pone le sue radici addirittura nel paleolitico, sia stata pressoché cancellata nell’arco di poche decadi di materialistico “progresso”.


La tradizione di cui sto parlando è quella della fonte della “Madonna Lattara”, corrispondente ad un’antica sorgente galattofora che gettava acqua calcarea somigliante a latte.

Questa sorgente è stata frequentata per millenni. Già da quando Maria si chiamava Dea Mater, o in questo caso “Galatrona“, signora del latte.
Oggi, di questa tradizione è rimasto un ricordo più che sbiadito. Chiedendo nella piazzetta del vicino paese di San Leolino la gente risponde con incertezza; le indicazioni su web sono vaghe; non esiste cartellonistica ne’ sentieri evidenti. E così, in poco tempo, molti hanno dimenticato il luogo preciso in cui si trovava la sorgente.

Come ci ha confermato un anziano (l’unico che sembrava ricordare qualcosa), pochissimi sono i turisti che si recano a San Leolino per la “Madonna Lattara“, mentre fino a qualche decennio fa il paese era frequentato da fedeli che giungevano da tutto il Chianti. La tradizione vuole che l’acqua di Calactuna (Galatrona) avesse la capacità di aiutare le donne e le femmine d’animali nella produzione di latte. Secondo una leggenda, ad un uomo che bevve molta di quest’acqua per ridicolizzare la credenza, scoppiò improvvisamente il petto…
Sebbene la tradizione sia praticamente estinta (causa l’abbandono delle campagne, la secolarizzazione e tutto il resto), la zona della Fonte Lattara è stata studiata da archeologi professionisti. Nell’ambito di questi studi sono stati analizzati alcuni reperti ed ex-voto (vedi immagine), ed individuati resti d’insediamenti umani dal paleolitico all’epoca etrusco-romana.


Il gruppo Video&Archeos, in una sua “missione” documentaristica di qualche mese fa, si  è recato nel territorio di San Leolino.
Alla fine di una giornata di ricerca abbiamo identificato alcuni luoghi in cui poveva trovarsi la sorgente, ormai prosciugata. In uno di essi abbiamo constatato l’esistenza delle tracce del latte calcareo.
Le riprese video relative alla nostra ricerca saranno visibili, probabilmente, in uno dei nostri futuri documentari; e restano a disposizione dei ricercatori interessati (basta cotattarci).

Per adesso è importante affermare che non tutto è andato perduto e che esiste qualcuno interessato alle nostre radici culturali e sacrali. Il Chianti non è solo vino, bistecche, agriturismi e bedandbreakfast, come già si è detto ma non si finirebbe mai di ripetere.


Tratto dal blog Guntram e sintetizzato

foto tratte da Sanleolinodibucine.it e da Eureka-reservation.com

shares