Alcune osservazioni sulle teorie eso-storiche

Ad accomunare molte teorie storico-alternative, o esoterico-storiche, o addirittura eso-politiche (1), è prevalentemente una pulsione, o meglio una tensione “spiegazionistica” riassumibile forse in tre punti sostanziali:

– Queste teorie alternative sono basate sulla ricerca di un movente unico, che unisce tra loro fatti distanti sia nel tempo che nello spazio. A volte, notevolmente distanti.

– Tali spiegazioni, sembrano precedere l’indagine scientifica o comunque il momento della conoscenza oggettiva dei fatti, che vengono riordinati e spesso modificati nel loro asservimento alla spiegazione in gioco.

– Gli autori di queste teorie riportano inoltre il sospetto che, la Verità relativa a tali spiegazioni, sia stata occultata attraverso i secoli. Così, personaggi tra loro lontani nel tempo e nello spazio (storici o mitici non importa), sarebbero stati impegnati nell’occultamento della suddetta Verità (per gli stessi motivi e, spesso, applicando gli stessi metodi).
La riunificazione di elementi, prospettive, ipotesi diverse in un unico flusso di “sospetto”, e dunque la riunificazione intesa anziutto come processo psichico, è forse il minimo comune denominatore di tali momenti d’indagine.

La riunificazione, è anche uno dei caratteri sostanziali del concetto di simbolo. E, non a caso, l’aspetto simbolico degli eventi è uno dei grandi rimossi della maggioranza delle tesi alternative. Molti scrittori vedono nella spiegazione simbolica una scappatoia; un modo per celare una Verità storica concreta, che deve essere tenuta nascosta ai più. Così, ad esempio, Cristo risorge effettivamente, e non “simbolicamente”, per poter dunque scappare in Europa con Maria Maddalena. E via dicendo.

Forse, la rimozione dell’aspetto simbolico, genera un suo dilagare nei “sotterranei” inconsci di queste teorie, che prendono la forma di costrutti simbolici nella struttura, nelle fondamenta, e dunque nel loro essere, in barba ai contenuti apparenti. In altre parole vi sarebbe un modello strutturale che si ripete, in modo spesso paranoico, indipendentemente dai contenuti immaginari dei quali viene caricato.

La suddetta struttura appare ricca di corrispondenze interne, simmetrie, proporzioni, moduli spesso eleganti e senz’altro, a volte, intriganti. Peccato per quello che avviene superficialmente, cioè da un punto di vista per così dire “contenutistico”. Peccato dunque per la pretesa di veridicità, o di oggettività; per la pateticità scientifica; per l’eccesso fantastico-commerciale; e a volte, per il puerile entusiasmo (che può addirittura tradire un inquietante “raggiro di sé stessi”).

Ma insomma: essi ci sono, o ci fanno? Ahimé, mi sembra che la realtà stia “nel mezzo”.
Quello che voglio dire è che se questi moderni “guru” ammettessero per primi la “simbolicità” delle loro “storielle”, e con tutti i rischi del caso, allora li si potrebbe anche provare a rispettare. Ma essi non possono perchè sono “simbolici a sé stessi”. Certo, esistono le eccezioni, ma sembrano rarissime e sempre più mimetizzate (in questi casi d’altronde entrano in gioco altri tipi di problemi e dinamiche relazionali).

Così, tornando alle mere dinamiche, in questo processo di “riordinamento” la necessità di riunificare sembra prevalere sulla conoscenza degli elementi del contesto, a volte sulla stessa evidenza dei fatti. Da qui, il sospetto che vi sia una componente pulsionale, che può manifestarsi sia a livello personale sia – nelle sue conseguenze – in modo collettivo.

Ma attenzione. La funzione “riunificante”, indipendentemente da questi “guru”, non può essere descritta solo in senso negativo, perchè gode di una sua positiva utilizzabilità.

Questa funzione, nel suo aver a che fare con l’intuito, cioè con la capacità di compiere collegamenti trasversali – che, l’esperienza empirica, solo in un secondo momento può confermare -, può offrire prospettive d’interesse.
Le prove dell’effettività degli eventi storici, e comunque i loro resti concreti, sono a volte scarsi, o nascosti, o semplicemente spostati e fuori posto, come insegna l’archeologia. In questi casi, e non solo, ci viene incontro l’intuito.

Ma da esso, non dobbiamo rimanere “inflazionati”.
Vi è un punto di non ritorno, nella considerazione della proporzione tra pieni e vuoti che restano al posto di un evento del passato, oltre il quale, senza intuito, non è possibile la ricerca. Allora può avere senso un’indagine, comunque lucida e approfondita, che sia stata ispirata da un sentire personale o da un’impressione intuitiva.
La suddetta lucidità viene evidentemente a mancare nella grande maggioranza delle tesi eso-storiche…nelle quali, più che condotti, ci sentiamo sbattuti qua e la’: prima e dopo, sopra e sotto…come se tutto fosse normale.

Quello che sembra mancare, in sostanza, è un approccio ragionevole (approfondito, oggettivo, ma soprattutto calmo) nella ricerca della conferma alle proprie intuizioni.
A volte, manca persino la capacità di presentarle coadiuvate da dei semplici e modesti “forse”. Mancano i “forse”, insomma: un gesto semplice, minimo, mai rabbioso, ma sempre efficace.

In molti casi si potrebbe forse parlare dei suddetti “guru” come di personalità “scisse”, che rimuovendo componenti sostanziali del proprio essere rimangono impegnati in una seriale ed irrisolta ricerca di conferme a sé stessi.
Ma allora, negli altri casi, si dovrà parlare di personalità lucide che approfittano commercialmente delle “mancanze psicologiche” di certo pubblico (o addirittura, della massa). Questo non è delittuoso, anzi, esistono grandi talenti in tal senso… Ma è pur giusto segnalare però un pericolo sul piano dell’indagine storica.

1. Per capirci, quelle dove veniamo proiettati da Rennes-le-chatueu a Cuzco, dalle Piramidi all’Antartide, da Marte alla Mesopotamia, e così via…
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