La caduta di Decebalo – Il trionfo immortale di Traiano

Marco Ulpio Nerva Traiano è stato uno dei più grandi imperatori che Roma abbia avuto. Il primo di origine provinciale (era nato ad Italica, nell’Hispania Baetica, nel 53 d.C.), nel 96 era stato adottato dall’Imperatore, Marco Cocceio Nerva Cesare Augusto, dopo essersi messo in mostra come valente militare ed abile comandante.
Sotto Traiano, l’Impero romano raggiunse la massima estensione, 6,5 milioni di chilometri quadrati, grazie soprattutto alle conquiste del Regno di Dacia a Nord e di Armenia, Assyria e Mesopotamia a Oriente, sottratte al Regno dei Parti.

Morì a Selinunte, in Cilicia, nel 117 d.C., mentre era impegnato a guidare l’esercito nella campagna in corso contro i Parti. Le sue ceneri vennero ricondotte a Roma, gli venne tributato un trionfo postumo per le recenti vittorie, attribuito il titolo di parthicused infine, venne divinizzato.
I suoi stessi contemporanei lo ritennero un abile stratega, il migliore tra gli imperatori, gli venne attribuito il titolo di optimus princeps. Lasciò un Impero dall’economia stabile e dai confini sicuri.
Elemento cardine di questo successo fu certamente la conquista del Regno di Dacia ed in particolare delle sue ricche miniere d’oro ed argento, che forniranno nuova linfa vitale per le casse imperiali.

Traiano nel corso del suo lungo governo sarà anche un intenso costruttore, celebrando la sua più importante e prestigiosa vittoria con le decorazioni scultoree e i rilievi con cui abbellirà il suo Foro. Ancora oggi possiamo ammirare i volti dei daci fatti prigionieri da Traiano sull’attico dell’Arco di Costantino, nei Musei Capitolini, nei Musei Vaticani ed in altre parti e collezioni di Roma.

Nell’apoteosi trionfalistica del complesso del Foro, Traiano decise di mostrare il popolo sconfitto pervaso da un fiero contegno, non privato cioè di quella forza e tenacia che gli avevano consentito di opporsi alle potenti armate di Roma. Una tale scelta stilistica aveva un preciso scopo propagandistico, intendeva creare stupore in chi guardava e così, accentuare ancor più la fama dell’Imperatore, dei suoi generali e di tutto l’esercito romano.

Re Decebalo di Dacia

Re Decebalo di Dacia scolpito su una parete rocciosa nei pressi di Orsova (Romania)

Da questo punto di vista, la Colonna traiana può essere considerata una vera e propria cronaca per immagini degli eventi che si succedettero dall’avvio della campagna del 101 alla conquista del 106. Duecento metri di fregio istoriato avvolgono il fusto ventitrè volte, suddividendosi in centoquattordici riquadri. Niente viene tralasciato, neanche i successi del nemico. Scene di marcia e trasferimento delle truppe si alternano alla costruzione degli accampamenti, assistiamo ai consigli di guerra, alle ambascerie, ai sacrifici rituali, alle battaglie, alla cattura di alcuni nemici. Ma anche i Daci non sono da meno e siamo con loro quando i prigionieri romani vengono torturati, presenziamo al discorso di Decebalo, siamo testimoni degli assalti compiuti dagli alleati Roxolani. Alla fine il suicidio dei capi daci tramite veleno, il suicidio di Decebalo e la consegna della sua testa a Traiano, l’asportazione del tesoro reale, giungono inesorabili a sancire la fine del Regno di Dacia.
Traiano compare 60 volte ed in ognuna di queste, la scena converge su di lui tramite lo sguardo degli altri personaggi presenti.

Nascerà la provincia romana di Dacia, se pur dalla vita relativamente breve (verrà abbandonata definitivamente solo 150 anni più tardi), ma sarà così profondamente permeata dalla presenza romana da consentirci oggi di avere uno stato che nel nome (Romania) e nella lingua che vi si parla, contiene la più diretta testimonianza degli eventi che seguirono alla lotta tra Romani e Daci.

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